Un anno e tre mesi da freelance: ti racconto come ho cambiato prospettiva.

Un anno e tre mesi da freelance. Scelgo questa foto per “festeggiare”.  Una foto semplice, una foto fatta al volo. Una foto vera. 

Una foto che – onestamente – non avrei mai pensato di poter scattare: a Praga, da sola, con dietro il mio PC per lavorare, di rientro – stanca morta – da una scarpinata infinita per vedere una città che non vedevo l’ora di conoscere con tanto di cena presa al volo in un take away.

Una foto che mi diverte, ma non per questo si mostra meno capace di parlare di me e racchiudere un vero e proprio viaggio, oltre che un’autentica metamorfosi. 

Una metamorfosi dolorosa, piena di inciampi e piena di dubbi, ma finalmente oggi anche di tante belle certezze.

Te lo racconto perché non mi basta dirti “cambia prospettiva” (vedi il mio penultimo post su Instagram), come se fossi una sorta di guru, come se fossi su un piedistallo. Voglio solo raccontarti chi sono e dirti come ho cambiato la mia (sia la prospettiva che la vita).

In un anno ho lasciato un lavoro sicuro (esistono ancora?)…classicone dai diciamo, di quelli col contratto, ma che non mi piaceva e non mi faceva felice.

Ho scritto e disegnato il mio sito (tante volte in realtà, finché ora finalmente mi piace davvero), ho intessuto preziose relazioni con professionisti che ammiro e stanno anche dall’altra parte del mondo.

Non è una scienza esatta: ho solo cercato di essere me stessa. Giorno dopo giorno e sbattendo la testa un sacco di volte (contro tavoli, porte e i miei stessi pensieri che fanno dire “ahia” molto più loud).

Ho affrontato una grande paura: quella di viaggiare da sola. Solo per scoprire che non mi fa paura affatto. Anzi, si sposa benissimo con la mia curiosità e la mia capacità di parlare anche con i muri.

Ho imparato ad ascoltarmi, perché anche stare in silenzio per capire quello che vuoi davvero non è esattamente un gioco. Ho imparato a comprendermi e accettarmi per quello che sono. A volermi più bene. A perdonarmi. A farmi anche dei complimenti.

Ho cambiato modo di pensare: per un’iperattiva come me la soluzione per tutto è sempre stata quella di aggiungere, fare cose in più, sommare soluzioni e azioni. Oggi invece noto che la semplicità è spesso la chiave. E la semplicità fa rima con togliere. Togliere azioni, togliere pensieri.

È lo stesso concetto a cui cerco di avvicinare anche i miei clienti, qualsiasi sia il loro obiettivo.

Per questo, ho lanciato anche un corso, “social senza sbatti”. Senza sbatti – si capisce – riprende questo mood; un mood che mi rispecchia moltissimo: è semplice, è diretto e senza fronzoli. Perché io sono così: adoro creare, parlare, inventare, sognare, ma alla fine sono una persona concreta.

Insomma, in questo anno e poco più ho imparato a diventare chi sono, come dice il titolo di un libro che certamente ti consiglio (“Diventa chi sei” di Emilie Wapnick).

Leggilo, è davvero illuminante. E ripensa anche oggi alla tua prospettiva sul (tuo) mondo. Secondo me ne vale la pena ✨.

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