A che ora andrai via?

Un’auto nera.
Un’auto rossa.

La rossa parcheggiata dalle 8.
La nera arrivata più tardi.

Ti sbircio solo un pò. Uso lo specchietto di destra, così non mi vedi.
Vorrei girare la testa e guardarti senza timore.
Come sei bella!
Non ho mai visto una perfezione così bella e sottile e inconsapevole e indifferente. Soprattutto indifferente alla propria perfezione.

Ti sbircio con lo specchietto retrovisore.
Dai posso usare anche quello.
Quello non ha niente da fare tutto il giorno, sta lì fermo in mezzo a far che?
Girati un po verso destra e fammela vedere!
Ma tu lo vedi che le mie ruote stanno tremando?

Forse non guardi le mie perché guardi le tue che sono brillanti.
Come fanno a brillare se le mie sono tanto sporche?

Anche il tuo colore è più bello, macchina rossa.
Sei audace.
Sei chiara.
Sei forte.
Sorridi, sembra.
Sei sicura di te.
Sei rossa caspita.
Mi dai un pò di quel rosso?
Quanto mi piace, mannaggia, io che sono solo nera.

Più ti guardo, più il timore mi assale.
A che ora andrai via?
E quando tornerai?
Ti parcheggeranno mai di nuovo vicino a me?
Lo vorrei tanto, così potrei provare a toccarti con lo specchietto. Sì, quello di destra. Perché come posso parlarti?
Non capiresti.

E se ti parcheggiassero lontano?
Ti guarderei da lontano.
Il tuo rosso ormai lo conosco.
Ovunque lo troverei.

Ma stai andando via?
Ti prego stai ancora un pochino.
Non mi hai proprio visto?
Eppure il mio nero è lucente.
Il mio nero è per te.
L’ho reso più bello perché ti girassi.

“Ma non dall’altra parte!”

A domani, ti ho sentito alla fine sussurrare.
Allora mi hai guardato.
Ma il mio nero l’hai visto o l’hai solo guardato?
Perché farebbe la differenza.

Ci credo e ti dico a domani.
Ma spero mi parcheggino lontano, così potrò illudermi che mi stai cercando.

Liked this post? Follow this blog to get more.